Oggi cari lettori vi voglio portare alla scoperta di Nosy Be, una delle isole più magiche dove sia mai stata. Siamo in Madagascar, la terra dei lemuri. Avete mai visto l’omonimo cartone animato con Alex, Melman, Gloria, i pinguini ecc? Ecco, i paesaggi che si vedono nel cartone sono esattamente quelli reali. Una terra strabordante di flora e fauna, così piena di vibrazioni positive da farvi sentire su un altro pianeta. Io sono andata una settimana Nosy Be a agosto, che è un mese perfetto per visitarla perché il clima è secco e perché proprio in questo periodo c’è l’opportunità di avvistare le balene 😍 Purtroppo per problemi lavorativi ho avuto modo di starci poco, ma ho cercato di godermela a più non posso.
Siamo partiti da Roma Fiumicino con un volo di otto ore della compagnia Neos, diretto sull’aeroporto di Nosy Be (in alternativa ci sono voli che fanno scalo a Antananarivo, la capitale). Vi dico subito che il problema più grande di questo paese sono i trasporti. Sia su Nosy Be che sulla grande terra (così i malgasci chiamano il Madagascar) le strade sono tenute malissimo, dissestate, non asfaltate e le indicazioni sono quasi inesistenti. Non pensate di noleggiare una macchina perchè non troverete nemmeno il noleggio. Le soluzioni per spostarsi sono o col Tuk Tuk, o mettendovi d’accordo con l’hotel per un transfer. Ad essere sincera io ho organizzato tutto grazie all’aiuto di un’agenzia di escursioni, Mada in Travel, gestita da due ragazzi siciliani, Danilo e Sara, che si sono trasferiti sull’isola e hanno aperto questa attività, offrendo però lavoro solo a gente nativa del luogo. Infatti i loro collaboratori parlano bene inglese, francese e anche italiano. Vi straconsiglio di contattarli su Instagram o Facebook, o tramite mail, sono molto disponibili, conoscono l’isola benissimo e possono consigliarvi le cose migliori da fare in base al periodo in cui andate. Vi lascio un loro indirizzo: https://linktr.ee/madaintravelnosybe . Noi ci siamo trovati benissimo e mi ero accordata con loro anche per gli spostamenti, ci venivano infatti a prendere e riportare dopo ogni uscita. Sono stati proprio loro a portarci all’alloggio dall’aeroporto. Inoltre il loro collaboratore, Bruno, è un tuttofare, simpaticissimo e super disponibile, vi spiegherà come vivere l’isola senza rovinarne l’ecosistema e senza quei classici comportamenti da turisti che si vedono nei dépliant delle agenzie.
Siccome a me gli hotel Alpitour non sono mai piaciuti, e per di più odio spendere tutti quei soldi per dormire, avevo prenotato per la bellezza di 250€ settimanali, colazione inclusa, una guest house gestita da un signore francese che ha sposato una malgascia e ha avviato la sua attività. Si chiama Chez Eugenie e si trova a due passi dalla spiaggia più bella di tutta l’isola, l’Andilana Beach. L’alloggio è super essenziale, vi troverete immersi nella semplicità africana, camera piccola, in legno, con un bagno costituito solo da wc, lavandino e doccia, letto con la zanzariera e finestre scavate nel muro. Misero, ma pulito, e onestamente più che sufficiente. Ad ogni modo, potrete prenotare qualche altro hotel che non sia un resort 5 stelle e che non vi spenni vivi, uno di cui avevo sentito parlare molto bene è il Nosy Be Hotel. E allora partiamo per questa bella settimana a Nosy Be!
Giorno 1
Già dal tragitto per arrivare al nostro alloggio ci siamo resi conto che la vegetazione fa da padrona. Pur essendo la stagione secca, siamo letteralmente circondati da piante di ogni genere, una pianura incontaminata verdeggiante. Il primo giorno lo abbiamo trascorso a rilassarci sulla spiaggia di Andilana, quella proprio accanto alla nostra guest house, che vi giuro, descriverla come paradisiaca è riduttivo. Un mare cristallino, calmo, limpido, con una striscia di sabbia bianca da catalogo, interrotta solo da palme e qualche baracchino dove alcune donne vendono vestiti tipici coloratissimi e i malgasci che grigliano il pesce appena pescato sulle piroghe. Se esiste un’idea di felicità, per me è proprio questa. Potete pranzare a uno dei tanti ristorantini presenti lungo la spiaggia, i prezzi sono ridicoli e il cibo è sempre ottimo.
La giornata prosegue a suon di onde, pace e relax, e la sera ceniamo nel cortile di Eugenie, che ci presenta ogni sera un menu diverso, con le specialità del posto, come pollo al cocco o hamburger di zebù.




Giorno 2
Stamani ci vengono a prendere i ragazzi di Mada in Travel perchè abbiamo in programma un’escursione particolarissima. Attraversiamo con il loro van le periferie e alcuni villaggi impronunciabili, dove siamo testimoni delle condizioni di povertà in cui vive questa gente. Le case non sono altro che capanne di fango e lamiere, paglia e argilla per il tetto, zero elettricità e condizioni igieniche che vi lascio immaginare. Sono pochi i fortunati che possono permettersi un appartamento o una casa normale, costruita con mattoni, con la corrente elettrica e il gas. Viaggiare dovrebbe essere obbligatorio, perchè ti fa capire quali siano le cose che contano davvero nella vita, e quanto ci lamentiamo inutilmente quando in realtà abbiamo tutto ciò che ci serve a portata di mano. Per questo amo l’Africa: mi fa tornare a casa con consapevolezze sempre nuove.
Comunque, dopo i villaggi, attraversiamo una coltivazione di ylang ylang, un fiore giallo profumatissimo, nell’aria infatti si respira un odore inconfondibile. Arriviamo così alla laguna dove ci imbarcheremo sulle piroghe con destinazione Ampasipohy. Questo posto è praticamente gestito da una coppia di livornesi, si fanno chiamare Mamma e Babbo, e ci accolgono con un aperitivo sulla spiaggia, raccontandoci di come 27 anni fa si innamorarono di Nosy Be e decisero di trasferirsi per iniziare una nuova vita. Potete anche dormire qui da loro, ma attenzione, non sarà una camera d’albergo ad accogliervi, bensì una capanna aperta vista mare. Una cosa stupenda, a contatto con la natura nel modo più vivo possibile.
Prima di pranzare con Mamma che cucina e Babbo che ci fa assaggiare i suoi liquori fatti in casa, ci addentriamo nella foresta di Lokobe, che in malgascio significa “molti colori”, riserva naturale invasa da molte specie di piante e animali, Siamo letteralmente circondati da felci, licheni, ananas, cascate e piante medicinali. Una di queste è la cosiddetta pianta del viaggiatore, dalle quali foglie, se tagliate nel modo giusto, esce l’acqua. Nell’antichità era un modo per non morire di sete, adesso credo che un sorso di quell’acqua lì manderebbe all’ospedale molti di noi😂 Siamo stati scortati da una guida, anche se non è necessario averla per i percorsi dentro la foresta, ma senza i suoi occhi esperti, noi poveri comuni mortali non saremmo mai riusciti a scovare un lemurino che dormiva in collo alla mamma sopra un albero, e nemmeno avremmo visto il camaleonte più piccolo dell’sola, e nemmeno la rana più piccola (si parla della grandezza di una falange).







Giorno 3
Stamani facciamo un salto in spiaggia sul presto, per ammirare la bassa marea. Un kilometro di secca, uno spettacolo incredibile e unico che a parole non vi so spiegare, e dopo esserci goduti quella meraviglia, un pranzetto rigenerante a base di aragosta e nel pomeriggio ci passano di nuovo a prendere Bruno e Adolf (i collaboratori di Mada in Travel) per portarci alla cascata sacra di Ampasindava. E’ considerata un luogo spirituale e sacro, una cattedrale animista fatta però di acqua e felci verdi. Dopo questa rigenerante passeggiata, Bruno ci ha fatto un regalo: ci ha portati con il quad a fare il giro dell’isola. ma passando da strade che non sono tracciate nemmeno sulla cartina geografica. Sentieri dissestati, con buche profonde mezzo metro, polverosi, ma che attraversano una vegetazione commovente. Io piangevo, perché non avevo mai visto tanto verde in vita mia, sembrava di essere stati catapultati nel cartone di cui parlavo a inizio articolo, di essere nella giungla sconfinata. Un’ora di guida ci fa giungere in quello che è stato forse il luogo che mi ha emozionato di più in questa settimana. Abbiamo avuto infatti la fortuna di ammirare il tramonto da Mont Passot, il tramonto più bello che abbia visto in vita mia. Inutile sottolineare che le foto non rendono giustizia a quella esplosione di colori e di pace.




Giorno 4 e 5
Il quarto giorno ce lo prendiamo per noi, per la spiaggia, per il mare, per Andilana Beach e per i bimbi che ci vengono intorno per giocare e per chiederci se abbiamo qualcosa da mangiare.
Il sabato mattina invece è successa una cosa bellissima, che non ci aspettavamo minimamente quando siamo partiti. Il padrone della nostra guest house ci ha invitati al battesimo di suo figlio. Abbiamo avuto quindi l’onore e la fortuna di assistere a un battesimo malgascio in piena regola. E’ stato molto lungo lo ammetto, però davvero divertente e suggestivo: la celebrazione è tutto fuori che noiosa, con canti, balli, offerte, sembra di essere a una vera e propria festa, con gli invitati vestiti di mille colori. Mi sono sentita super fortunata, non tutti possono vantare un’esperienza simile. Vivere a pieno le tradizioni del luogo, questo per me rende un viaggio unico ed inimitabile.
Nel pomeriggio invece, ci passa di nuovo a prendere il van di Bruno e Adolf per portarci a visitare l’Albero Sacro, considerato patrimonio culturale del popolo dei Sakalava, un’etnia presente nella parte nord dell’isola. Ci hanno fatti vestire con il tipico lamba, una specie di kimono, togliere le scarpe e ci hanno accompagnati al suo interno. Sì avete capito bene, all’interno dell’albero. Questo perché c’è un tronco principale, e poi una diramazione di migliaia di arbusti e rami che scendono dall’alto verso il terreno, per un totale di 5000 metri quadrati. Non sto esagerando, vi giuro che le dimensioni sono quelle 😆
L’albero fu donato alla regina del popolo Sakalava, e lei stessa vi trovò rifugio dopo una sommossa partita da Hell Ville, la capitale di Nosy Be. Si entra e si esce con il piede destro, in segno di rispetto e dicono porti fortuna; inoltre per i malgasci è un luogo di culto e preghiera, e talvolta lasciano dei doni nella speranza che le loro richieste siano esaudite.





Giorno 6
Per questo giornata abbiamo in serbo una chicca unica: faremo un’escursione a Nosy Iranja considerata l’ottava isola più bella del mondo. E niente… che ve lo dico a fa? Mai visto niente del genere. Non riuscivo a tenere gli occhi aperti da quando era bianca la sabbia, il mare di un colore mai visto nemmeno in cartolina, alle nostre spalle malgasci intenti a vendere dipinti super colorati e parei sgargianti. Un paradiso in terra.









Giorno 7
Per ultime, ma non per importanza, abbiamo lasciato le due escursioni più rappresentative. Non potevamo andarcene senza esser stati a contatto con i lemuri! E allora prima tappa di oggi Nosy Komba, detta appunto l’isola dei lemuri neri. Il motivo lo si capisce praticamente subito, tempo di scendere dalla barchetta e attraversare il villaggio di Ampagorina con bambini allegri che giocano e cantano, e ci troviamo accerchiati da questi Maki Macaco. Sono dolcissimi ed assolutamente innocui, giocherelloni e golosi, se avete a disposizione qualche pezzetto di banana non esiteranno a venirvi in collo per mangiarlo. I maschi sono completamente neri e le femmine marroni con qualche striatura bianca qua e là. Li ho adorati follemente, volevo portarmene uno a casa 🥺
Poco più avanti abbiamo incontrato anche le tartarughe importate dalle Seychelles, molteplici gechi colorati e i famosi camaleonti. Ah già dimenticavo, anche un serpente, ma non so dirvi quale perché mentre la gente si divertiva a prenderlo in mano io me la sono data a gambe 😐😅
Seconda tappa del giorno è Nosy Tanikely, una piccola perla preziosa, un parco marino protetto con una popolazione marina incredibile. Ci sono diversi siti di immersione, noi abbiamo fatto snorkeling nella parte proprio davanti alla spiaggia principale e non siamo affatto rimasti delusi. Una vastità di pesci mai vista, l’oceano indiano mi ha proprio stupita.
La giornata non è ancora finita, anzi… ci aspetta una nuotata con le tartarughe verdi giganti, nell’isola di Nosy Sakatia. Niente da dire: un’esperienza unica. Queste creature marine nuotano accanto a te, ti guardano e fanno finta di niente, non scappano… semplicemente nuotano o stanno ferme. Ti accolgono nel loro mondo, nella loro casa, come se tu fossi un amico.
Che vi devo dire. . . il Madagascar si è fatto spazio nel mio cuore e ne ha preso un pezzetto, l’Africa mi regala sempre delle esperienze indimenticabili, con i suoi sorrisi, i suoi tramonti, i suoi sapori e i suoi colori. Asante Sana Mama Africa. Ci rivedremo, ne sono certa.





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